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Grecanica:  
Bova Marina: Abitanti 4370
Pro Loco:0965 761703 
Comune: 0965 760801 Fax: 0965 761324
CAP 89035
Guardia Medica: 0965 761500
 
Realtà locali in web:
Originale Calabrese - Grecanica -
 
Manifestazioni e ricorrenze:
Agosto:
 
Luoghi da visitare:
Museo demologico della bovesia area ellefona - Sentiero dei pastori della Magna Grecia - Piano Melia - Castello forestale "Spano" -
 
Organizzazioni:
Università della terza età e per il tempo libero della bovesia -  Comitato per le relazioni internazionali e per i gemellaggi - Archeoclub d'Italia - Associazione grecanica "Apodiafazzi - Paleo Cosmo - Icumelca, Unione greci dei Calabria - Ass. Jalò tu Vua - Ass. escursionista "Gente in Aspromonte" - 
 
Associazioni sportive:
 
 
Spot:
Palizzi, Bova, Bova Marina, Condofuri, Roghudi, Roccaforte del Greco, Melito Porto Salvo.
 
Vallata dello Stilaro: Bivongi, Pazzano, Stilo, Monasterace, Camini, Stignano, Riace, Placanica, Caulonia, Roccella Jonica.
Vallata del Torbido: San Giovanni di Gerace, Grotteria, Mammola, Martone, Gioiosa Jonica, Marina di Gioiosa Jonica.
Epizephiri: Canolo, Agnana, Siderno, Antonimina, Gerace, Locri, Portigliola, Ciminà, Sant'Ilario dello Jonio.
Vallata del Bonamico: Ardore, Benestare, Platì, Careri, Bovalino, San Luca, Casignana, Samo, Sant'Agata del Bianco, Caraffa del Bianco, Bianco.
Heracleum: Africo, Ferruzzano, Bruzzano Zeffirio, Staiti, Brancaleone.
  
 
 

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Comune della Locride: Bova Marina
 

Bova Marina ha storia relativamente recente avendo conquistato l'autonomia amministrativa soltanto nei primi del '900 quando diventa comune autonomo staccandosi dal comune Bova. Come tutte le “marine” il sito primordiale era per lo più un rifugio di pescatori e di coloni bovesi trasferitisi per comodità. Inizialmente il piccolo centro era chiamato Deri o Scullaca. Qui, nel tempo, si sono sovrapposti molti insediamenti tra cui uno ebraico di cui è rimasta sconosciuta la denominazione e due di origine bizantina (Delia e Panaghìa). Proprio in quei pressi, nell'attuale contrada Amidalà, è stata ritrovata una colonna itineraria in pietra che segnalava la presenza di una delle stazioni dell'itinerario che collegava Reggio Calabria a Taranto (descritto nella Tavola Peutigenaria, voluta dall'imperatore Traiano). Nel IV secolo d. C. la zona rimasta è quasi del tutto desertica a causa delle invasioni dei vandali di Genserico che, razziando sulla costa bruzia, costrinsero gli abitanti a trovare rifugio all'interno. Una seconda fuga si ebbe nel VII secolo d. C. in seguito alle incursioni dei Longobardi provenienti dal ducato di Benevento. Alcuni profughi fondarono la cittadina di Parachorio (attualmente Delianuova), altri si diressero verso Bova. Dal XVIII secolo, cessato il pericolo delle invasioni turche, la fascia costiera ricominciò a popolarsi. Monsignor Dalmazio D'Andrea, nel 1870, acquistò dal demanio statale, tutto il territorio del piccolo borgo sul mare per dividerlo in suoli e distribuirlo gratuitamente a chi decidesse di costruirvi un'abitazione. Dopo la sua morte, avvenuta proprio in quell'anno, il progetto fu portato a compimento dal suo segretario padre Angelo da Marcone. Dal 1876 in poi, l'abitato, chiamato Siderone (dal nome dell'omonima fiumara che ne solcava il territorio), cominciò a ingrandirsi rapidamente. Nei primi anni del '900 il borgo tentò di far valere la propria autonomia amministrativa destando, però, un'accanita opposizione da parte del comune di Bova conclusasi con l'intervento del giurista Antonio Zappia che invitò i due nuclei a porre fine alla disputa. Il 29 marzo del 1908, con regio decreto, il paese venne riconosciuto Comune assumendo la denominazione di Bova Marina. Durante il regime fascista l'amministrazione venne affidata al podestà Luca Pugliatti. Il paese subì molte incursioni aeree nel corso della seconda guerra mondiale, la più disastrosa fu quella del 1° settembre 1943 che si incrociò ai bombardamenti delle flotte navali. Nell'immediato dopoguerra i contadini si impegnarono molto per il riscatto socioeconomico di Bova Marina. Le lotte per le terre culminarono, nel 1947, con l'occupazione temporanea della "casina dei nobili" (una sorta di club a cui potevano accedere esclusivamente la borghesia e l'aristocrazia agraria).

   
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