Posto su un monte alto 935
metri, Roccaforte del Greco fu detto anticamente Vunì (monte). Successivamente il suo nome fu mutato in La Rocca al tempo in cui era casale
di Amendolea, per poi assumere definitivamente il nome attuale. La sua storia si confonde con quella del suo paese di origine, ma non abbiamo tracce della
sua esistenza ancora nel XV secolo. Insieme a Roghudi e Gallicianò compare citato nelle opere del Barrio, del Fiore e del Marafioti all'inizio del secolo
XVI. Come per Gallicianò e Roghudi, si suppone che la sua popolazione sia derivata dalle file di quella gente greca che fu deportata in massa in questi
luoghi per ingrossare le scarse risorse demografiche di questi paesi. Si sa che tutta questa plaga dell'Amendolea era certamente fortificata, sia perché
era una via obbligata di transito tra Locri e Reggio, sia perché serviva da difesa a Bova, estremo limite ovest di Locri. La popolazione di Roccaforte del
Greco, fino a qualche decennio fa interamente di lingua greca, oggi parla raramente la lingua ellenica, anzi si può dire che a Roccaforte il linguaggio
greco è ormai quasi spento del tutto. Non migliori, sia dal punto di vista linguistico che economico, sono le condizioni nel piccolo centro di Ghorìo di
Roccaforte, posto lungo la strada che degrada verso Roghudi. Nelle vicinanze di Chorio di Roccaforte c’è ancora da ammirare la chiesetta bizantina della
famiglia Tripepi eretta intorno alla seconda metà del 1700. Gli abitanti di Roccaforte e del suo Ghorìo oggi raggiungono le 2000 unità. I due paesi sono
collegati alla strada costiera attraverso una provinciale che da Melito P.S. sale per 30 chilometri a Roccaforte.